Recupero Rifiuti Pericolosi in Lombardia: Processi, Normative e Sicurezza Operativa
Il recupero rifiuti pericolosi rappresenta una delle operazioni più complesse e regolamentate nell’intero settore della gestione ambientale. A differenza del semplice smaltimento, il recupero mira a restituire materia ed energia al ciclo produttivo partendo da scarti classificati come pericolosi ai sensi del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER): solventi contaminati, oli minerali esausti, batterie al piombo, fanghi industriali contenenti metalli pesanti e molte altre tipologie di rifiuto che, se trattate correttamente, possono essere trasformate in materie prime secondarie.
Mageco S.r.l., operativa dal 2003 con sede a Lainate (MI), gestisce l’intera filiera del recupero dei rifiuti pericolosi su tutto il territorio lombardo. L’azienda, iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie 5F e 8C e certificata ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001, garantisce processi conformi al D.Lgs. 152/2006 e alle normative ADR per il trasporto di merci pericolose. In questa guida completa aggiornata al 2026 vengono approfonditi classificazioni, obblighi normativi, fasi operative e criteri di sicurezza per il recupero dei rifiuti pericolosi in Lombardia.
Cosa si intende per recupero rifiuti pericolosi
Il recupero dei rifiuti pericolosi comprende tutte le operazioni codificate nell’allegato C alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006 (operazioni da R1 a R13) applicate a rifiuti che presentano almeno una delle caratteristiche di pericolo definite dal Regolamento UE 1357/2014. L’obiettivo primario di queste operazioni è sottrarre materia o energia da flussi di rifiuto altrimenti destinati allo smaltimento definitivo in discarica per rifiuti pericolosi o all’incenerimento, riducendo sia l’impatto ambientale sia il consumo di risorse naturali vergini.
Un rifiuto è classificato come pericoloso quando il codice CER riporta l’asterisco (*) oppure quando, a seguito di analisi chimica, risultano superate le soglie di concentrazione per una o più caratteristiche di pericolo HP (da HP1 a HP15). La recuperabilità di ciascun rifiuto pericoloso dipende dalla natura della contaminazione, dalla concentrazione dei contaminanti e dalla disponibilità di tecnologie di trattamento idonee. Non tutti i rifiuti pericolosi sono recuperabili: quelli con contaminazioni multiple o con concentrazioni estremamente elevate di sostanze tossiche possono richiedere lo smaltimento dedicato.
La tabella seguente riassume le principali categorie di rifiuti pericolosi recuperabili, le relative caratteristiche di pericolo HP e le operazioni di recupero più comuni applicate in Lombardia:
| Tipologia di rifiuto pericoloso | Codici CER principali | Caratteristiche HP | Operazione di recupero | Materia recuperata |
|---|---|---|---|---|
| Solventi organici esausti | 14 06 02*, 14 06 03* | HP3 (infiammabile), HP6 (tossico) | R2 (rigenerazione solventi) | Solventi rigenerati per uso industriale |
| Oli minerali esausti | 13 02 05*, 13 02 08* | HP5 (tossico specifico), HP14 (ecotossico) | R9 (rigenerazione oli) | Oli base rigenerati, combustibili |
| Batterie al piombo-acido | 16 06 01* | HP6 (tossico), HP8 (corrosivo) | R4 (riciclo metalli) | Piombo secondario, plastica, acido solforico |
| RAEE pericolosi (CFC, mercurio) | 16 02 11*, 20 01 21*, 20 01 35* | HP5 (tossico specifico), HP14 (ecotossico) | R4, R5 (riciclo materiali) | Metalli, plastiche, vetro dopo bonifica |
| Fanghi industriali con metalli pesanti | 11 01 09*, 19 02 05* | HP7 (cancerogeno), HP14 (ecotossico) | R4 (recupero metalli) | Concentrati metallici (Cr, Ni, Cu, Zn) |
| Emulsioni oleose esauste | 12 01 09*, 13 08 02* | HP14 (ecotossico) | R9 (rigenerazione), R1 (energia) | Fase oleosa recuperata, acqua depurata |
| Imballaggi contaminati | 15 01 10*, 15 01 11* | HP4 (irritante), HP6 (tossico) | R3, R4, R5 (riciclo materiale) | Materiali di imballaggio dopo bonifica |
| Ceneri leggere da incenerimento | 19 01 13* | HP14 (ecotossico), HP15 (rilascio sostanze) | R5 (riciclo inorganici) | Aggregati per sottofondazioni stradali |
L’ISPRA, nel suo Rapporto Rifiuti Speciali 2025, ha registrato che in Italia vengono prodotte circa 9,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi all’anno, di cui oltre il 55% viene avviato a operazioni di recupero. La Lombardia, con il suo tessuto industriale denso e diversificato, contribuisce per circa il 18% alla produzione nazionale di rifiuti pericolosi, rendendo il recupero di questi materiali una priorità strategica sia ambientale sia economica.

Normativa sul recupero rifiuti pericolosi
Il quadro normativo per il recupero dei rifiuti pericolosi in Italia si fonda sul D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), Parte IV, integrato dal D.Lgs. 116/2020 che ha recepito le direttive europee 2018/851/UE e 2018/852/UE, rafforzando la gerarchia dei rifiuti e la preferenza per il recupero rispetto allo smaltimento. A livello europeo, il Regolamento CE 1013/2006 disciplina i trasferimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi destinati al recupero, con procedure di notifica e consenso preventivo tra gli Stati membri.
L’art. 208 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che gli impianti di recupero di rifiuti pericolosi necessitano di autorizzazione unica regionale oppure, per le installazioni soggette alla disciplina IPPC, di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dalla Regione Lombardia ai sensi del D.Lgs. 152/2006 Parte II, Titolo III-bis. Per le operazioni di recupero in procedura semplificata (art. 214-216), i rifiuti pericolosi sono ammessi solo per specifiche tipologie individuate dal D.M. 5 febbraio 1998 e successivi decreti attuativi, con quantitativi annui limitati e condizioni operative stringenti.
Il trasporto di rifiuti pericolosi destinati al recupero deve rispettare l’Accordo ADR (Accord relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route), recepito in Italia dal D.Lgs. 35/2010. Ogni spedizione richiede:
- Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) compilato in quattro copie, con indicazione del codice CER asteriscato e delle caratteristiche HP
- Documento di trasporto ADR con classificazione ONU della merce pericolosa
- Conducente munito di patentino ADR (certificato di formazione professionale CFP)
- Veicolo equipaggiato con pannelli arancioni, kit di emergenza e dispositivi di sicurezza prescritti
- Etichettatura e imballaggio conformi al capitolo 3.4 e 4.1 dell’ADR
Un aspetto cruciale per il recupero è l’istituto dell’end of waste (cessazione della qualifica di rifiuto), disciplinato dall’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006. Un rifiuto pericoloso cessa di essere tale quando, a seguito di un’operazione di recupero completa, soddisfa quattro condizioni cumulative: (1) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; (2) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza; (3) soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; (4) il suo utilizzo non porta a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Per i rifiuti pericolosi, i criteri end of waste sono particolarmente rigorosi e spesso richiedono la verifica analitica dell’assenza di contaminanti residui sopra le soglie di legge.
Il registro di carico e scarico (art. 190 D.Lgs. 152/2006), la dichiarazione annuale MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale) e l’iscrizione al Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie pertinenti (Cat. 5 per raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, Cat. 8 per intermediazione) completano il quadro degli adempimenti obbligatori. La Regione Lombardia, tramite ARPA Lombardia, svolge le attività di controllo e vigilanza sugli impianti autorizzati al recupero di rifiuti pericolosi.
Nel 2024-2025, importanti aggiornamenti normativi hanno interessato il settore: il D.M. 152/2022 ha definito i criteri end of waste per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione, mentre si attendono i decreti specifici per ulteriori flussi di rifiuti pericolosi come gli oli minerali rigenerati e i solventi. La Regione Lombardia ha inoltre aggiornato le linee guida per il rilascio delle autorizzazioni agli impianti di trattamento di rifiuti pericolosi, introducendo requisiti più stringenti in materia di monitoraggio emissivo e gestione delle emergenze.
Il processo di recupero dei rifiuti pericolosi in sicurezza
Il recupero dei rifiuti pericolosi è un processo articolato in fasi successive, ciascuna delle quali deve garantire la tutela della salute degli operatori, della popolazione circostante e dell’ambiente. La sicurezza operativa non è un elemento accessorio, ma il presupposto inderogabile di ogni operazione: un errore nella manipolazione, nello stoccaggio o nel trattamento di rifiuti pericolosi può generare incidenti gravi con rilascio di sostanze tossiche, esplosioni o contaminazione irreversibile di suolo e acque sotterranee.
Di seguito vengono descritte le fasi principali del processo di recupero adottato da Mageco S.r.l. e dagli impianti autorizzati del territorio lombardo:
Fase 1: Caratterizzazione analitica del rifiuto
Prima di qualsiasi operazione, il rifiuto pericoloso viene sottoposto a caratterizzazione chimica completa presso laboratori accreditati ACCREDIA. Le analisi determinano: composizione chimica e concentrazione dei contaminanti, codice CER corretto con asterisco, caratteristiche di pericolo HP applicabili, parametri fisici (pH, punto di infiammabilità, viscosità) e compatibilità con altri rifiuti in stoccaggio. I risultati analitici definiscono l’idoneità del rifiuto al recupero e la specifica operazione R da applicare. Per i rifiuti con composizione variabile (ad esempio fanghi industriali), sono necessarie analisi su più campioni rappresentativi secondo le metodiche UNI EN 14899.
Fase 2: Classificazione ADR e preparazione al trasporto
Il rifiuto viene classificato secondo l’ADR 2025 con attribuzione del numero ONU, della classe di pericolo (classi 1-9), del gruppo di imballaggio (I, II o III) e delle disposizioni speciali applicabili. L’imballaggio deve essere omologato ONU e compatibile con il contenuto: fusti in acciaio per solventi infiammabili, contenitori in HDPE per acidi, cisterne ADR per grandi quantitativi di oli esausti. Il conducente ADR verifica la corretta etichettatura, la presenza del documento di trasporto ADR e del FIR, e l’equipaggiamento di sicurezza del veicolo prima della partenza.
Fase 3: Accettazione e stoccaggio in sicurezza presso l’impianto
All’arrivo nell’impianto autorizzato, il rifiuto viene sottoposto a controllo di conformità: verifica documentale (FIR, analisi, scheda di sicurezza), controllo visivo e olfattivo, eventuale campionamento di verifica. I rifiuti pericolosi vengono stoccati in aree dedicate e compartimentate secondo i criteri di compatibilità chimica previsti dall’autorizzazione e dalle norme antincendio. Ogni area di stoccaggio è dotata di bacino di contenimento impermeabilizzato, sistema di rilevazione fumi e gas, ventilazione forzata e dispositivi antincendio specifici per la classe di pericolo. La durata massima di stoccaggio è di 12 mesi (art. 183, comma 1, lett. bb del D.Lgs. 152/2006).
Fase 4: Pre-trattamento e decontaminazione
Molti rifiuti pericolosi richiedono un pre-trattamento prima dell’operazione di recupero vera e propria. Questa fase può comprendere: separazione fisica delle componenti (filtrazione, centrifugazione, sedimentazione), neutralizzazione chimica di composti acidi o alcalini, stabilizzazione di metalli pesanti tramite agenti chelanti, evaporazione sotto vuoto per concentrare le frazioni recuperabili, e lavaggio con solventi selettivi per rimuovere contaminanti organici. La decontaminazione è il passaggio critico che trasforma un rifiuto pericoloso in un materiale idoneo al recupero, riducendo la concentrazione di sostanze pericolose al di sotto delle soglie normative.
Fase 5: Operazione di recupero specifica
L’operazione di recupero varia a seconda della tipologia di rifiuto. Per i solventi esausti si procede alla distillazione frazionata (R2) con recupero del 70-85% del solvente in purezza industriale. Per gli oli minerali la rigenerazione (R9) prevede disidratazione, defangazione e raffinazione sotto vuoto per ottenere oli base rigenerati. Le batterie al piombo-acido vengono triturate in ambiente controllato con recupero separato di piombo, polipropilene e acido solforico (R4). I fanghi con metalli pesanti sono trattati con processi idrometallurgici o pirometallurgici per estrarre concentrati metallici ad elevata purezza.
Fase 6: Verifica di conformità end of waste e certificazione
Il materiale ottenuto dall’operazione di recupero viene analizzato per verificare la conformità ai criteri end of waste applicabili o, in assenza di criteri specifici, ai requisiti dell’art. 184-ter secondo valutazione caso per caso. Se i parametri analitici confermano l’assenza di pericolosità e la conformità alle specifiche tecniche di prodotto, il materiale viene certificato come materia prima secondaria (MPS) o prodotto e può essere reimmesso nel mercato con documentazione commerciale ordinaria, senza obbligo di FIR e registro di carico e scarico.
Requisiti di sicurezza degli operatori
Gli operatori coinvolti nel recupero di rifiuti pericolosi devono essere dotati di DPI specifici per la classe di pericolo trattata: tuta protettiva di categoria III tipo 3/4/5, guanti resistenti agli agenti chimici (EN 374), maschere con filtri combinati ABEK-P3 per vapori organici e polveri, calzature di sicurezza S3 resistenti agli agenti chimici, e occhiali o visiere a tenuta. È obbligatoria la formazione specifica in materia di rischio chimico (D.Lgs. 81/2008 Titolo IX), gestione delle emergenze ambientali, primo soccorso per esposizione a sostanze tossiche e procedure operative per la manipolazione di rifiuti pericolosi.

Mageco: recupero rifiuti pericolosi certificato in Lombardia
Mageco S.r.l. è un operatore qualificato nel recupero dei rifiuti pericolosi, attivo dal 2003 su tutto il territorio della Lombardia con sede operativa in Via Juan Manuel Fangio 11, 20045 Lainate (MI). L’azienda offre un servizio integrato che copre l’intera filiera: dalla caratterizzazione iniziale del rifiuto alla consegna della materia prima secondaria all’utilizzatore finale, passando per raccolta, trasporto ADR, stoccaggio in sicurezza e avvio agli impianti di recupero autorizzati.
Il sistema di gestione aziendale è certificato secondo tre standard internazionali:
- ISO 9001:2015 (Sistema di gestione della qualità) — garantisce processi controllati, tracciabilità documentale completa e miglioramento continuo delle prestazioni operative
- ISO 14001:2015 (Sistema di gestione ambientale) — assicura la riduzione degli impatti ambientali, la prevenzione dell’inquinamento e la conformità normativa in tutte le fasi operative
- ISO 45001:2018 (Sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro) — tutela la sicurezza degli operatori attraverso la valutazione sistematica dei rischi e l’adozione di misure di protezione adeguate
L’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella Categoria 5F (raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi) e nella Categoria 8C (intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione) autorizza Mageco a gestire l’intero ciclo logistico dei rifiuti pericolosi destinati a recupero: dalla presa in carico presso il produttore alla consegna presso impianti di trattamento autorizzati da Regione Lombardia o da altre regioni italiane.
Mageco gestisce il recupero dei rifiuti pericolosi per un’ampia gamma di settori produttivi lombardi:
- Industria meccanica e metalmeccanica — oli da taglio esausti, emulsioni oleose, fanghi di rettifica, solventi di lavaggio contaminati
- Industria chimica e farmaceutica — scarti di sintesi, reagenti esausti, solventi organici clorurati e non clorurati, catalizzatori esausti
- Settore galvanico e trattamento superfici — bagni esausti di cromatura, nichelatura e zincatura, fanghi di trattamento acque reflue con metalli pesanti
- Industria elettronica — RAEE pericolosi contenenti mercurio, piombo, cadmio, CFC, PCB
- Settore energetico — trasformatori contenenti PCB, batterie di accumulo esauste, oli isolanti contaminati
- Settore sanitario — rifiuti pericolosi a rischio chimico di strutture ospedaliere e laboratori di analisi
Le dodici province lombarde servite — Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi e Sondrio — beneficiano di tempi di intervento rapidi grazie alla flotta di veicoli ADR dedicata e alla rete di impianti partner convenzionati su tutto il territorio regionale. Il servizio comprende anche la consulenza normativa per la corretta classificazione dei rifiuti pericolosi e l’assistenza nella compilazione della documentazione obbligatoria: analisi di classificazione, FIR, registro di carico e scarico, dichiarazione MUD.
La gestione integrata proposta da Mageco si affianca ai servizi di recupero rifiuti speciali non pericolosi, garantendo al produttore un unico interlocutore per tutte le tipologie di rifiuto generate dall’attività produttiva. Per approfondire le differenze tra gestione dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, è disponibile anche la guida dedicata allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.
Costi e domande frequenti sul recupero rifiuti pericolosi
Il costo del recupero dei rifiuti pericolosi è determinato da una combinazione di fattori tecnici, logistici e normativi che rendono ogni preventivo unico e specifico per il singolo flusso di rifiuto. Non esistono tariffari standardizzati, poiché la variabilità delle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti pericolosi, le diverse tecnologie di trattamento richieste e le condizioni di mercato delle materie prime secondarie influenzano significativamente il costo finale dell’operazione.
I principali fattori che determinano il costo del recupero dei rifiuti pericolosi sono:
- Classificazione CER e caratteristiche HP — rifiuti con più caratteristiche di pericolo o con contaminanti multipli richiedono trattamenti più complessi e costosi
- Volume e frequenza di conferimento — quantitativi maggiori e ritiri programmati consentono economie di scala e una pianificazione logistica più efficiente
- Necessità di analisi chimiche preliminari — la caratterizzazione analitica può rappresentare un costo significativo per rifiuti di composizione sconosciuta o variabile
- Distanza di trasporto ADR — i costi logistici per il trasporto di merci pericolose sono superiori rispetto ai rifiuti non pericolosi per via delle dotazioni di sicurezza obbligatorie
- Tipologia di imballaggio richiesta — fusti omologati ONU, cisternette IBC, big bag omologati o contenitori speciali hanno costi variabili
- Valore della materia recuperata — quando il materiale recuperato ha un valore di mercato significativo (ad esempio piombo da batterie o solventi rigenerati), il costo netto per il produttore si riduce
A titolo orientativo, i costi per il recupero dei rifiuti pericolosi in Lombardia nel 2025-2026 si collocano nelle seguenti fasce indicative:
| Tipologia di rifiuto pericoloso | Fascia di costo indicativa (EUR/ton) | Fattore principale di variazione |
|---|---|---|
| Oli minerali esausti | 80 – 250 | Grado di contaminazione, contenuto d’acqua |
| Solventi organici non clorurati | 200 – 500 | Purezza, miscele vs. monocomponente |
| Solventi clorurati | 400 – 900 | Concentrazione di cloro, contaminanti secondari |
| Batterie al piombo-acido | Ritiro gratuito o compenso* | Quotazione LME del piombo |
| Fanghi industriali con metalli pesanti | 350 – 1.200 | Concentrazione metalli, presenza di organici |
| RAEE pericolosi | 300 – 800 | Tipologia, presenza di CFC/mercurio/PCB |
| Emulsioni oleose esauste | 150 – 400 | Contenuto d’olio, metalli in sospensione |
* Le batterie al piombo-acido, per il loro elevato valore in metallo, possono essere ritirate gratuitamente o con riconoscimento economico al produttore del rifiuto, in funzione delle quotazioni internazionali del piombo.
Mageco S.r.l. fornisce preventivi dettagliati e personalizzati dopo sopralluogo tecnico e caratterizzazione analitica del rifiuto pericoloso, senza impegno per il richiedente.
Domande frequenti
Quali rifiuti pericolosi possono essere recuperati?
Possono essere recuperati numerosi rifiuti classificati come pericolosi, tra cui solventi esausti (clorurati e non), oli minerali usati, batterie al piombo-acido e al litio, RAEE contenenti sostanze pericolose, fanghi industriali con metalli pesanti, emulsioni oleose, imballaggi contaminati e catalizzatori esausti. La recuperabilità dipende dalla caratteristica di pericolo (codici HP da HP1 a HP15), dalla concentrazione di contaminanti e dalla disponibilità di tecnologie di trattamento adeguate. Mageco S.r.l. effettua una valutazione preliminare gratuita per determinare la migliore opzione di recupero per ogni specifico flusso di rifiuto pericoloso prodotto dall’azienda cliente.
Quanto costa il recupero dei rifiuti pericolosi in Lombardia?
I costi variano significativamente in base alla tipologia e classificazione CER del rifiuto, al volume da trattare, alle caratteristiche di pericolo HP, alla necessità di analisi chimiche preliminari, alla distanza di trasporto ADR e alla complessità del processo di recupero. Le fasce indicative oscillano tra 80 e 1.200 euro per tonnellata a seconda del rifiuto. Per le batterie al piombo-acido il ritiro può essere gratuito o addirittura comportare un compenso per il produttore. Mageco fornisce preventivi personalizzati e senza impegno dopo sopralluogo tecnico e caratterizzazione analitica.
Qual è la differenza tra smaltimento e recupero dei rifiuti pericolosi?
Lo smaltimento (operazioni D, allegato B al D.Lgs. 152/2006) prevede l’eliminazione definitiva del rifiuto tramite incenerimento, trattamento chimico-fisico o conferimento in discarica per rifiuti pericolosi. Il recupero (operazioni R, allegato C) mira invece a reimmettere materia o energia nel ciclo produttivo: rigenerazione di solventi (R2), riciclo di metalli da batterie (R4), rigenerazione di oli minerali (R9), recupero energetico (R1). La normativa europea e il D.Lgs. 152/2006 stabiliscono una gerarchia in cui il recupero è sempre preferito allo smaltimento, purché tecnicamente ed economicamente praticabile nel rispetto della tutela ambientale e sanitaria.
Quali autorizzazioni servono per il recupero di rifiuti pericolosi?
Il quadro autorizzativo per il recupero dei rifiuti pericolosi comprende: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie pertinenti (Cat. 5 per la raccolta e trasporto, Cat. 8 per intermediazione e commercio senza detenzione), Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o autorizzazione unica regionale ex art. 208 D.Lgs. 152/2006 per gli impianti di trattamento, certificazione ADR per conducenti e veicoli impiegati nel trasporto di merci pericolose, e conformità al D.Lgs. 152/2006 Parte IV per tutti gli adempimenti documentali. Mageco S.r.l. dispone delle categorie 5F e 8C dell’Albo Gestori Ambientali e delle certificazioni ISO 9001, 14001 e 45001.
Cosa si intende per end of waste nei rifiuti pericolosi?
L’end of waste (cessazione della qualifica di rifiuto), disciplinato dall’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, è il momento in cui un rifiuto pericoloso, dopo un’adeguata operazione di recupero, perde la qualifica di rifiuto e diventa un prodotto o una materia prima secondaria utilizzabile nel mercato. Le quattro condizioni cumulative sono: destinazione a un uso specifico, esistenza di un mercato o di una domanda, conformità ai requisiti tecnici e alle norme applicabili ai prodotti, e assenza di impatti negativi complessivi su ambiente e salute umana. Per i rifiuti pericolosi, la verifica analitica dell’assenza di contaminanti residui è particolarmente rigorosa.
È obbligatorio il formulario FIR per il trasporto di rifiuti pericolosi da recuperare?
Sì, il Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) è obbligatorio per ogni trasporto di rifiuti pericolosi, indipendentemente dalla destinazione (smaltimento o recupero). Il FIR deve riportare: i dati identificativi del produttore, del trasportatore e del destinatario, il codice CER con asterisco, le caratteristiche di pericolo HP, la quantità in chilogrammi, l’origine e la destinazione del rifiuto. Il formulario va compilato in quattro copie e conservato per cinque anni dal produttore. Per i rifiuti pericolosi sono inoltre obbligatori il registro cronologico di carico e scarico e la dichiarazione MUD annuale da trasmettere alla Camera di Commercio competente entro il 30 giugno di ogni anno.
Approfondimenti e servizi correlati
Il recupero dei rifiuti pericolosi si inserisce in un sistema più ampio di gestione ambientale che comprende diverse tipologie di trattamento specializzato. Per un quadro completo delle soluzioni disponibili per la gestione dei rifiuti pericolosi e speciali in Lombardia, si consiglia la consultazione delle seguenti guide tematiche di approfondimento, ciascuna dedicata a uno specifico flusso di rifiuto o a una fase complementare della filiera.
- Smaltimento rifiuti pericolosi — quando il recupero non è praticabile: normative, impianti autorizzati e procedure per lo smaltimento definitivo di rifiuti con caratteristiche di pericolo HP in Lombardia
- Recupero rifiuti speciali — guida completa alle operazioni di recupero per rifiuti speciali non pericolosi: classificazione, procedure semplificate e impianti convenzionati
- Recupero solventi — distillazione frazionata, rigenerazione e riutilizzo di solventi organici esausti clorurati e non clorurati provenienti dall’industria chimica e meccanica
- Recupero batterie — trattamento e riciclo di batterie al piombo-acido, al litio e accumulatori industriali con recupero di piombo, litio, cobalto e altri metalli strategici
- Recupero olio minerale — rigenerazione di oli minerali esausti tramite processi di disidratazione, defangazione e re-raffinazione per la produzione di oli base secondari
Per informazioni specifiche sul servizio di recupero rifiuti pericolosi offerto da Mageco S.r.l. o per richiedere un sopralluogo tecnico gratuito, è possibile contattare l’azienda al numero 02 83623259 o all’indirizzo e-mail info@mageco.it. La pagina dedicata ai servizi Mageco fornisce un quadro completo delle attività di gestione ambientale disponibili per le aziende lombarde.